Quella che leggete qui sotto è la mia nota originale al libro, tagliata per motivi di spazio dall'edizione Il Giallo Mondadori Presenta






I sacramenti del Male - collana Il Giallo Mondadori Presenta

:: Illustrazioni di Mara Autilio ::

 

 

 

 

Il paese di Massa Lombarda, dove ho trascorso i primi anni della mia vita, è un luogo di grande bellezza, che amo profondamente. Nel tempo mi sono rassegnata a vedere che le cose migliori vengono di solito sostituite dalle peggiori:
a Massa Lombarda questo accade più lentamente che in altri luoghi e ha quasi sempre una funzione, cosa che altrove non capita.

Probabilmente nel giro di pochi mesi la biblioteca comunale cambierà sede (si trasferirà nell’edificio che un tempo ospitava l’asilo infantile Pueris Sacrum) ma nel mio cuore resterà sempre nello stesso luogo, con l’ingresso su via Rustici e non su via Garibaldi, dove si trova mentre scrivo questa nota.

Della Biblioteca di Massa Lombarda ha parlato in un bell’articolo Mario Montanari sul Giornale di Massa, riscrivendo per filo e per segno i miei ricordi del luogo. Lo stesso numero del Giornale parla anche di Luisa Gardenghi, la vecchia bibliotecaria a cui mi sono ispirata per la figura dell’omonima bibliotecaria del romanzo e riporta una fotografia dei locali della biblioteca descritta in Sacramenti, ora spostata in altra sede.

Nel paese le storie si intrecciano in maniera molto profonda e questo libro è pieno di situazioni e persone che ho conosciuto. In particolare, la bibliotecaria Luisa Gardenghi, che ha solo ispirato la figura della bibliotecaria del romanzo, è stata una donna davvero importante nella mia formazione personale e artistica avendomi consigliato i miei primi veri libri. L’ho citata spesso nelle interviste e nei miei scritti ma voglio ora dedicarle questo mio libro, anche se lei non potrà leggerlo. Chi avrà modo di sostare a Massa Lombarda il tempo necessario per scoprire dove esattamente si trova quella che era la sua casa non potrà non ammirarne l’eleganza.

 

L’idea di un’immensa fondazione che raccoglie, cataloga e diffonde la cultura, alla quale il nonno Mario ha lasciato la sua collezione di diari, è stata invece ispirata dalla Biblioteca Nazionale di Roma. Ho sempre desiderato visitare zone di questo edificio solitamente precluse ai normali utenti della Biblioteca e se l’ho potuto fare devo ringraziare la dottoressa Livia Cosimini per la sua gentilezza e la sua disponibilità e il dottor Luigi De Angelis che mi ha guidata nelle viscere della Biblioteca e mi ha fornito informazioni preziose sul libro informatizzato.

Questo romanzo vuol essere anche un incitamento all’amore per la Biblioteca, un luogo che mi è molto caro, un rifugio prezioso per chi ama i libri.

Attraverso le biblioteche si è un po’ snodata la mia vita. Nel libro viene citato anche il paese di Bagnara di Romagna, dove ho lavorato come bibliotecaria grazie all’interesse di tante persone, tra cui l’allora sindaco Lodovico Muccinelli, tutto il personale del Comune di Bagnara di Romagna (un paese che mi ha fatto sentire davvero a casa mia e non solo nel periodo in cui ci ho abitato) e Nadia Borsi del Consorzio di Pubblica lettura di Ravenna. Grazie a quel lavoro di bibliotecaria ho conosciuto tante persone speciali, tra cui Ernesto Casadio (che cito in questo libro), Nico Piancastelli, che a due passi dalla morte mi ha indicato come saper vivere meglio, Renzo Balducci, Gianni Ciarlariello, Giuseppe Gaddoni. Ognuno di loro ha determinato qualcosa di importante che ovviamente non posso raccontare qui ma che in parte ho tracciato nel mio racconto Nico. Insieme abbiamo stampato il volume di poesie di Nico.

 

La mia attività di traduttrice, che svolgo per le Edizioni Mediterranee di Roma, mi porta spesso alla scoperta di materiale prezioso e suggestivo: un grazie particolare va quindi agli autori dei seguenti libri pubblicati (o in via di pubblicazione) dalle edizioni Mediterranee: Le nuvole e il loro simbolismo (a cura di Jacqueline Kelen), L’acqua divina e il suo simbolismo (un saggio di antropologia religiosa fondamentale per l’idea che ha dato un’inquadratura logica al “romanzo sugli archetipi” che rincorrevo da tempo e che è diventato Sacramenti), Il linguaggio emozionale del corpo, uno straordinario testo sulle emozioni e sulla loro importanza nella nostra formazione scritto da Roger Fiammetti. E grazie a Paola Canonico, che rende il mio lavoro un’avventura sempre interessante e che mi sopporta da più di dodici anni.

Suggestioni fondamentali sono venute anche da L’uomo e i suoi simboli di Carl Gustav Jung, Lo zoo umano e La scimmia nuda di Desmond Morris.

 

 

I comportamenti del  personaggio di Elena, il suo modo di fare, sono legati alla paura della morte che l’attanaglia, una paura che sa di premonizione. È una riflessione rafforzata da "Questo buio feroce", che ho visto nell’ottobre 2006 al teatro Argentina di Roma. Scrive il regista Pippo Delbono nella brochure di presentazione dello spettacolo: “Soprattutto nei paesi occidentali è stato bandito il pensiero della morte. La morte rimane come paura, come perdita, come dolore, raramente come coscienza lucida, profonda, del vivere”. Per la scoperta di Questo buio feroce e del suo straordinario regista devo ringraziare Fabio Nardini che me ne ha parlato per primo e Giulio Ciancamerla che mi ha accompagnata a teatro, cosa che la mia pigrizia mi avrebbe sicuramente impedito di fare.

 

 

Il brano del Natale sull’isola è ispirato dal ricordo delle isole Tremiti, dove ho trascorso una vacanza invernale in perfetta solitudine, unica ospite in un albergo gelido dal gelido nome. In verità, dopo l’arrivo in elicottero, ho percorso incantata viottoli tra la straordinaria vegetazione dell’isola principale, ho scritto molte pagine – quelle conclusive – di questo romanzo, ho trovato un villaggio turistico abbandonato che sarebbe l’ideale per ambientarci un horror, ho avuto la straordinaria compagnia di tre simpatici cani che mi hanno seguita nelle mie escursioni, ho visto tanti film in dvd e soprattutto ho ascoltato il suono del silenzio, un suono che vorrei avere l’opportunità di sentire più spesso. Per questa vacanza, che mi corrispondeva perfettamente in un momento in cui cercavo tranquillità e che mi ha permesso di terminare questo libro, devo ringraziare Toni Sangiuliano che mi ha suggerito l’idea (dicendomi che in quelle isole vivono moltissimi gatti, cosa che mi ha fatto decidere a partire), Max Giovagnoli che mi ha fornito dettagli sul luogo e mi ha indicato il sito in cui sorge come un fallo gigantesco lo stupendo faro dell’isola di San Domino, e ancora Fabio Giovannini e David Messina per avermi prestato in trasferta le loro serie tv preferite: Buffy e Angel.

 

Quando finisco un libro sono sempre particolarmente grata a tutti gli amici (sono davvero tanti, la consapevolezza della mia scarsa memoria mi fa temere di dimenticare anche un solo nome, il che sarebbe un delitto) che hanno sopportato i miei malumori, le mie febbri ricorrenti, il mio bisogno di isolamento e il mio vagare tra le nuvole che accompagna più o meno sempre la mia scrittura, quelli che hanno pazientemente ascoltato le trame di Sacramenti intessersi ogni volta diverse sul filo dei miei racconti verbali, quelli che hanno consigliato, suggerito, ispirato e mi hanno aiutata a fare parecchio brainstorming, mai così accentuato come in questo caso.

Un grazie particolare va a Mara Autilio, che ha spinto la sua amicizia al punto di lavorare per me alle illustrazioni di questo libro.

 

Il ringraziamento più importante va ai miei lettori che mi danno sempre un immancabile sostegno e il loro affetto, vitale e necessario per continuare a scrivere.




 

 

“Quando mi sveglio lei è ancora qui, accanto a me, questa presenza che fino a pochi mesi fa non volevo e non desideravo. Pensavo di restare solo per sempre e invece ora, ora che ho avuto lei, non lo sarò più. I nostri corpi sono pozze di sangue in un cielo assolutamente latteo e accecante come quando sta per nevicare. Lei è pallidissima, la pelle ha assunto la stessa tonalità del marmo, il vecchio marmo bianco dei mobili di fine ottocento, e come il marmo è screziato di grigio, di lividi e tagli. I lunghi tagli nerastri della sua follia. E poi c’è, dappertutto su di lei, il suo sangue, il nostro sangue, perché anche le mie mani sono piene di ferite, le ferite che mi sono fatto uccidendola.”

 

Autrice di culto dell’horror-noir italiano, Alda Teodorani ha firmato negli ultimi quindici anni alcune delle più visionarie pagine della letteratura, da Le radici del male a Labbra di sangue, da Organi a Incubi.

I suoi racconti hanno ispirato i film di Appuntamenti Letali, progetto nato in collaborazione con Filmhorror.com (www.filmhorror.com).

Insegna scrittura creativa alla Scuola Internazionale di Comics (www.scuolacomics.it)

 

 

le illustrazioni di Mara Autilio